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Demenza digitale. Come la nuova tecnologia ci rende stupidi.

26/01/2016, 01:30

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Senza computer, smartphone e Internet oggi ci sentiamo perduti. Questo vuol dire che l’uso massiccio delle tecnologie di consumo sta mandando il nostro cervello all’ammasso.

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Ultimo aggiornamento 25 aprile 2019

26/01/2016, 01:30



Demenza-digitale.-Come-la-nuova-tecnologia-ci-rende-stupidi.


 Senza computer, smartphone e Internet oggi ci sentiamo perduti. Questo vuol dire che l’uso massiccio delle tecnologie di consumo sta mandando il nostro cervello all’ammasso.



Demenza digitale è il nuovo libro di Manfred Spitzer. 
Senza computer, smartphone e Internet oggi ci sentiamo perduti. 
Questo vuol dire che l’uso massiccio delle tecnologie di consumo sta mandando il nostro cervello all’ammasso. E intanto la lobby delle società di software promuove e pubblicizza gli esiti straordinari delle ultime ricerche in base alle quali, grazie all’uso della tecnologia, i nostri figli saranno destinati ad un futuro ricco di successi. 
Ma se questo nuovo mondo non fosse poi il migliore dei mondi possibili? Se gli interessi economici in gioco tendessero a sminuire, se non a occultare, i risultati di altre ricerche che vanno in direzione diametralmente opposta? 

Sulla base di tali studi, che l’autore analizza in questo libro documentatissimo e appassionato, è lecito lanciare un allarme generale: i media digitali in realtà rischiano di indebolire corpo e mente nostri e dei nostri figli. 

Se ci limitiamo a chattare, twittare, postare, navigare su Google... finiamo per parcheggiare il nostro cervello, oramai incapace di riflettere e concentrarsi. L’uso sempre più intensivo del computer scoraggia lo studio e l’apprendimento e viceversa, incoraggia i nostri ragazzi a restare per ore davanti ai giochi elettronici. Per non parlare dei social che regalano surrogati tossici di amicizie vere, indebolendo la capacità di socializzare nella realtà e favorendo l’insorgere di forme depressive. 

Manfred Spitzer mette politici, intellettuali, genitori, cittadini di fronte a questo scenario: è veramente quello che vogliamo per noi e per i nostri figli?

Il 19 gennaio 2016 un’amica mi ha consegnato questo libro chiedendomi di leggerlo e di darle un parere. Mi sono immerso nella lettura e devo ammettere che questo libro è sbalorditivo, sia per puntualità scientifica sia per completezza di dati. Quindi ho pensato di dedicare qualche articolo al libro, per condividerlo con chi legge,

Inizio con i "baby TV e baby DVD". L’autore Manfred Spitzer dedica un intero capito a questo importante argomento e conclude in questo modo:

"E’stupefacente l’impegno con cui le multinazionali cercano di illudere intere generazioni in tutto il mondo. Vengono prodotti DVD e trasmissioni televisive, reclamizzandone gli effetti positivi sul neonato (il termine più ricorrente in questi messaggi è apprendimento) e immessi sul mercato con notevole successo, senza che i vantati effetti positivi vengano studiati, né tanto meno dimostrati. I media digitali sono dannosi per l’apprendimento e quindi per lo sviluppo mentale dei bebè. Si ricorre ampiamente alla pubblicità per diffondere bugie, perché portano enormi profitti. 

Come abbiamo dimostrato, molte ricerche confermano che questi prodotti ostacolano il processo di apprendimento. I danni provocati e i costi sociali ed economici che ne derivano sul lungo periodo si ripercuotono poi sulla società. Non meno sorprendente è che finora le società occidentali abbiano ignorato tali manovre e che i loro protagonisti vengano addirittura premiati. Ad esempio colei che ha inventato e produce i Teletubbies, Anne Woods, è stata insignita del cavalierato dalla regina d’Inghilterra per il suo contributo alla diffusione della cultura britannica in più di cento paesi di tutto il mondo, sebbene sia stato dimostrato che la trasmissione provoca deficit linguistici nei bambini. Se a questo aggiungiamo che la televisione, come è risaputo, fa ingrassare e l’obesità rappresenta un fattore di rischio grave per la salute - ovvero che la signora Woods, come è facile prevedere, sarà in parte responsabile della morte prematura di centinaia di migliaia di persone -, il disinteresse generale della politica e dei media diventa ancora più incomprensibile. Le ricerche serie effettuate sugli effetti dei media visivi dimostrano da anni con sempre maggiore chiarezza il loro influsso negativo. 

Chi oggi ha la responsabilità dei membri più piccoli e più deboli della società (o conosce qualcuno che svolge un ruolo in tal senso) deve rendersi conto che uno schermo piatto non è una buona baby-sitter, né tanto meno un buon maestro! E dovrebbe agire di conseguenza".

Lascio a voi come sempre la riflessione e le conclusioni.                                                                                                                                                                             
Per concludere vi ricordo che è stata firmata una convenzione tra l’Università di Bologna e l’Unione Terre di Castelli che consentirà ad un team di esperti di entrare in 6 asili dell’Unione per studiare l’approccio alla tecnologia nei primi tre anni di vita. Ne parla l’articolo uscito sul "il Resto del Carlino" Modena il 17 dicembre 2015.


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