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Apprendimento Dinamico

22/01/2016, 23:46

Apprendimento-Dinamico

Nel processo dell’apprendimento, l’approccio neuro-linguistico si concentra sul "come" imparare e non sul "cosa".

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Ultimo aggiornamento 25 aprile 2019

22/01/2016, 23:46



Apprendimento-Dinamico


 Nel processo dell’apprendimento, l’approccio neuro-linguistico si concentra sul "come" imparare e non sul "cosa".



Nel processo dell’apprendimento, l’approccio  neuro-linguistico si concentra sul "come" imparare e non sul "cosa". L’Apprendimento Dinamico parte dal presupposto che l’apprendimento avviene attraverso l’esperienza più che attraverso lo studio, si serve dei principi e degli strumenti della Programmazione Neurolinguistica per individuare le abituali strategie di apprendimento dell’individuo e renderle più efficaci. 

Robert Dilts è l’ideatore di questo modello. 

Un presupposto molto importante dell’Apprendimento Dinamico è che l’apprendimento è un processo a più livelli. Le credenze e i valori vi svolgono un ruolo importante quanto quello dei processi cognitivi e dei comportamenti. 
Il senso di identità e l’autostima di una persona influiscono al pari degli stimoli ambientali. È importante tener presenti tutti questi livelli sia che insegnato sia che impariamo.

L’obiettivo dell’Apprendimento Dinamico è quello di seguire un approccio integrato a più livelli, capace di affrontare quello scambio dinamico che ha luogo tra tutti i differenti livelli del sistema nervoso. 

Secondo il modello dei "livelli neuro-logici", le nostre capacità collegano le nostre credenze e i nostri valori al nostro comportamento. Senza le capacità necessarie a tradurle in comportamento, le convinzioni e i principi risultano del tutto inutili. I comportamenti, senza le capacità che li collegano alle convinzioni e ai valori non sono altro che riflessi. 

I processi dell’Apprendimento Dinamico tengono conto di tutti questi livelli. L’ambiente esterno è uno dei fattori più concreti che influiscono sull’apprendimento: può favorire e sostenerlo oppure comprometterlo.
L’ambiente plasmerà il processo di apprendimento. Potrà interferire con esso o agevolarlo. 

Oltre che dell’ambiente, l’apprendimento ha bisogno di comportamenti e azioni: non solo il gesto di scrivere parole o di prendere appunti, ma l’intero comportamento connesso a quanto si è imparato. 
Naturalmente, si tende a reagire all’ambiente in cui si vive e le razioni fanno parte dell’apprendimento. Ma le azioni motivate e finalizzate allo stesso soggetto che le compie tendono a rafforzare l’apprendimento in modo più compiuto. 

Il comportamento spontaneo facilità l’apprendimento, ma è ovvio che miriamo, in parte, a utilizzare quanto abbiamo appreso in vista di un obiettivo importante o significativo per noi, in un certo ambiente e in un particolare contesto spazio temporale. 

L’ambiente riguarda il dove e il quando dell’apprendimento, mentre il comportamento è connesso  al cosa. Ma c’è anche un altro importante livello quello del come. È qui che cominciamo a entrare nell’essenza vera e propria dell’Apprendimento Dinamico. 

Questo livello implica lo sviluppo di capacità e strategie interne. Non riguarda il contenuto da imparare, ma piuttosto le abilità necessarie per imparare nuovi comportamenti. 

Secondo la Programmazione Neuro Linguistica, le persone imparano in misura proporzionale all’uso che fanno dei propri sensi. Si impara attraverso i sensi: attraverso la vista, l’udito, il tatto, perfino attraverso l’odorato e il gusto, anche se questi due restano per lo più al di fuori dell’istruzione tradizionale. 
Infatti, si tende a mettere l’accento principalmente sugli aspetti visivi ed uditivi. La PNL al contrario considera la cenestesia ed il tatto altrettanto importanti nel processo di apprendimento. 

Un altro livello su cui è importante riflettere e quello delle credenze e dei valori: esso implica problemi relative al perché si impara. Perché mai una persona dovrebbe annoiarsi nell’imparare qualcosa? I valori e le credenze hanno a che fare con la motivazione e la legittimazione all’apprendimento. Le questioni connesse ai valori e alle convinzioni emergono in molte situazioni diverse. 

Vengono a galla a proposito della storia personale dello studente, del gruppo dei coetanei, del materiale che deve imparare, del suo insegnante e del suo retroterra culturale. Oltre al livello delle credenze e dei valori, c’è quello dell’identità; chi impara, chi insegna, l’identità che attribuiamo a noi stessi plasma e determina le nostre convinzioni, i nostri valori e le nostre capacità. Capacità e valori vengono spesso visti come espressioni dirette dell’identità. 

Se non riuscite ad identificarvi con l’oggetto del vostro apprendimento, imparare può essere una vera e propria lotta.
Tendiamo ad identificarci con quello che sappiamo fare e con quello che non sappiamo fare. Vi sarà capitato di sentir dire: "Sono un fumatore", o: "Sono un non-fumatore". 

Queste affermazioni non riguardano il proprio comportamento rispetto al fumo, ma l’identità, il che implica intere classi di valori, capacità, comportamenti e ambienti. Analogamente, ci sono studenti che, invece di dire: "Sto imparando l’ortografia", dichiarano: "Sono portato per l’ortografia",no: "Sono negato per l’ortografia". "Essere un matematico" è diverso dal "saper svolgere problemi di matematica". Definirsi matematici, scrittori, o persone portate per l’ortografia diventa un’affermazione sull’identità, non su una capacità o su un comportamento. Definire una persona "dislessica" significa attribuirle un cartellino di riconoscimento, piuttosto che descrivere la mancanza di una competenza.

C’è nella gente la tendenza a identificarsi con i propri sintomi. Sensi affibbia a un bambino l’etichetta di disabile, dislessico, o che so io, in un attimo lui e i suoi genitori si convinceranno che è la sua identità. Il problema non è tanto il processo di etichettare quanto il modo in cui viene recepito il messaggio. 

La dislessia è la descrizione di un processo in corso, modificabile, relativo alla capacità di leggere e fare lo spelling, o la rappresentazione dell’identità di una persona? Se è un’attestazione dell’identità, diventa un modo per incasellare lo studente affinché non contamini il resto della classe. 

È come dichiarato affetto da un virus pernicioso sull’identità, contratto strada facendo. Si vuole evitare che infetti gli altri ragazzi della classe e che ciascuno pensi di essere dislessico. Che si potrebbe fare dopo? Inventare un "neuro-antibiotico". Il punto cruciale del nostro discorso è che l’insegnamento e l’apprendimento sono processi a più livelli. Se non si è consapevoli dell’influenza di questi diversi livelli, o si confonde un livello con l’altro, possono sorgere problemi. Talvolta è importante occuparsi del perché e del chi, nonché del come, mentre in altri casi occorre separare il più possibile i problemi di identità dal contenuto che si impara o si insegna per evitare ogni confusione tra capacità ed identità. 

I problemi di identità possono riguardare non solo lo studente, ma anche l’insegnante, relativamente alla percezione della sua identità da parte dello studente. Non parlo del suo stile di insegnamento, ne delle sue convinzioni sull’apprendimento, ma della percezione dell’identità della persona che lo studente ha di fronte. 

Tratto da: Apprendimento Dinamico, Robert Dilts - Todd Epstein. Casa editrice Astrolabio 2002.


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