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E’ una questione di priorità

22/01/2016, 00:35

E’-una-questione-di-priorità

Apprendere competenze, imparare ad usare al meglio i ricordi e le esperienze, scoprire come sono fatte le cose, sperimentare nuove soluzioni, narrare le proprie gesta, sono oggi i bisogni primari di ognuno di noi.

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Ultimo aggiornamento 25 aprile 2019

22/01/2016, 00:35



E’-una-questione-di-priorità


 Apprendere competenze, imparare ad usare al meglio i ricordi e le esperienze, scoprire come sono fatte le cose, sperimentare nuove soluzioni, narrare le proprie gesta, sono oggi i bisogni primari di ognuno di noi.



Apprendere competenze, imparare ad usare al meglio i ricordi e le esperienze, scoprire come sono fatte le cose, sperimentare nuove soluzioni, narrare le proprie gesta, sono oggi i bisogni primari di ognuno di noi.

La Famiglia, la Televisione, il Web, la Scuola, i Media, la Società, il Lavoro, questi sono gli ambienti in cui possiamo soddisfare questi bisogni.

I primi anni della nostra vita (0/3) sono caratterizzati da una spinta motivazionale ad apprendere altissima, siamo curiosi, sperimentiamo, ricordiamo, imitiamo, ripetiamo, facciamo esperienze ed impariamo da esse.

È un periodo della vita in cui facciamo sforzi ciclopici per imparare a camminare, parlare, apprendere norme di comportamento, ricordiamo centinaia di nomi e visi, costruiamo le basi della nostra identità. Sono anche gli anni in cui entriamo in contatto, all’inizio con la Famiglia e poi con la Televisione, il Web e la Scuola.

Fin qui tutto procede, solitamente, a gonfie vele. La motivazione viaggia a livelli altissimi e di conseguenza la curiosità, la memoria, le esperienze, la ricercane la sperimentazione.

Poi arriva il primo giorno di scuola elementare. Eccoci lì con il nostro bagaglio di conoscenze, di competenze, di esperienze, di memorie e di convinzioni.
Siamo ancora motivati, curiosi, vogliosi di scoprire e imparare? Certo che sì! 
Ma qualcosa è irrimediabilmente cambiato.

Se cerchiamo dentro di noi la ragione che ci ha spinto e motivato ad imparare tante cose nei primi anni della nostra vita, troveremo che lo abbiamo fatto perché ne avevamo bisogno! Volevamo imparare, avevamo uno scopo, avevamo delle priorità ed eravamo sostenuti, protetti e motivati a soddisfare i nostri bisogni dai genitori.

Ma ritorniamo ai "remigini" in attesa della loro prima campanella e chiediamo loro quali bisogni hanno. Troveremo che una altissima percentuale di loro risponderanno di avere bisogno di un giocattolo, di una bici, di un pallone, di dolciumi, di un video game, del cartone preferito, ecc. Tutte queste "cose" non soddisfano il bisogno di imparare dei bambini. Sono dei surrogati, importanti nella crescita e nello sviluppo, ma non soddisfano a pieno il bisogno primario insito in ognuno di noi, quello di apprendere.

Sebbene sia un bisogno primario pochi, anzi pochissimi, risponderanno: "Voglio imparare a leggere, scrivere e far di conto". Questa mancanza di motivazione non è dovuta alla tenera età, è dovuta a credenze, valori, comportamenti, appresi negli "ambienti" con i quali interagiscono quotidianamente.

Sono sicuro che sia capitato a molti di ascoltare uno studente fare questa domanda: "A cosa mi serve studiare la storia?", ed ancora più di frequente fare questa affermazione: "La storia non serve a nulla!". Credo che di getto, molti di noi, "addestrati" a studiare, abbiano risposto: "Hai ragione non serve a nulla! Però la devi studiare, perché questo è quello che vuole la Scuola!

Questa domanda mi viene rivolta quasi ogni giorno, ed ogni volta mi ripeto che mi viene fatta perché noi adulti abbiamo "mollato".

Vi propongo un brano su cui riflettere, è tratto da "Lettere a una professoressa" A cura della Scuola di Barbiana. 1967.

"Anche il fine dei vostri ragazzi è un mistero. Forse non esiste, forse è volgare. Giorno per giorno studiano per il registro, per la pagella, per il diploma. E intanto si distraggono dalle cose belle che studiano. Lingue, storia, scienze, tutto diventa voto e null’altro. Dietro quei fogli di carta c’è solo l’interesse individuale. Il diploma è quattrini. Nessuno di voi lo dice. Ma stringi stringi il succo è quello. Per studiare volentieri nelle vostre scuole bisognerebbe essere già arrivisti a 12 anni. A 12 anni gli arrivisti son pochi. Tant’è vero che la maggioranza dei vostri ragazzi odia la scuola".

In questo breve inciso ci sono alcune frasi talmente attuali da preoccupare, visto che in 49 anni le motivazioni alla soddisfazione del bisogno primario di apprendere, mi pare, non sia cambiate granché.   
1. "Anche il fine dei vostri ragazzi è un mistero" 
2. "Giorno per giorno studiano per il registro, per la pagella, per il diploma" 
3. "E intanto si distraggono dalle cose belle che studiano"
4. "Dietro quei fogli di carta c’è solo l’interesse individuale" 
5. "Per studiare volentieri nelle vostre scuole bisognerebbe essere già arrivisti a 12 anni" 
6. "Tant’è vero che la maggioranza dei vostri ragazzi odia la scuola".

Su ognuna di queste frasi credo sia doveroso per ogni educatore fermarsi a riflettere.
Lavorando da tanti anni con gli studenti, ho il privilegio di condividere le fatiche, i dubbi, le perplessità, le difficoltà che comporta essere scolari, e l’onere di confrontarmi con il nostro Sistema Educativo che ha perso, secondo me, il senso,il fine e lo scopo, per non parlare della missione. 

Per Sistema Educativo intendo una Scuola capace di formare i giovani, di farli evolvere, di far loro acquisire competenze, di sviluppare il senso critico e la creatività. Ma capace anche di educare al rispetto del prossimo e dell’ambiente, di stimolare il senso di giustizia, di tolleranza e di partecipazione attiva alla vita sociale.

Prima di lasciare a quanti mi leggono, se ne avranno voglia, il tempo della riflessione, vorrei fare un’ultima precisazione: la Scuola è quanto di meglio abbiamo a disposizione per formare i nostri giovani e i nostri giovani sono il nostro futuro. Diamoci tutti da fare perché quello che non funziona o funziona male sia fatto funzionare. Basta proteste e scarico di responsabilità, basta lanciare accuse e colpevolizzare. Ognuno di noi può fare molto cambiando una piccola cosa.

Magari può essere che una sera spegniamo il cellulare e studiando con nostro figlio o figlia: i poligoni, il Piano Cartesiano, l’Emilia Romagna, il sistema scheletrico, Carlo V, e così facendo scopriamo che ci stiamo divertendo ed e piacevole e bello imparare insieme. 

È un piccolo segnale ed un esempio, ma può fare la differenza nelle convinzioni dei nostri figli.


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